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Roma e Tokyo si uniscono per la diplomazia artica

L’incontro nella Biblioteca storica di Palazzo Marina a Roma sottolinea il ruolo importante che possono avere i membri di secondo piano dell’Arctic Council per la diplomazia nella regione.

L’Artico visto da Roma

Tre giorni di incontri e conferenze hanno regalato a Roma una visione ampia di quello che accade oggi nell’Artico, tra una forte militarizzazione e una grande incertezza sul futuro. Ma oltre alle preoccupazioni, c’è un dato positivo. E cioè la consapevolezza che dopo aver tanto seminato, alcuni Stati membri dell’Arctic Council (il principale foro internazionale che riguarda la regione polare) possono dare un reale contributo in termini diplomatici per alcune non facili soluzioni di confronto.

La due giorni di “Arctic Connections“, organizzata come ogni anno dalla SIOI, in partnership con la Reale Ambasciata di Norvegia in Italia e dal High North Center for Business and Governance/Nord University di Bodø, ha portato a Palazzetto Venezia una moltitudine di incontri e panel tematici, incentrati soprattutto sulla parte spaziale. A partecipare ai lavori anche una forte componente del Ministero degli Affari Esteri, rappresentato dall’Inviato Speciale dell’Italia nell’Artico, Agostino Pinna, e dal Sottosegretario agli Affari Esteri Giorgio Silli.

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Segnali che indicano una spinta in più del Paese verso la regione polare, anche per sottolineare l’aumento di interesse non solo da un punto di vista militare o economico, ma anche in vista del prossimo “Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue“, in agenda il prossimo gennaio. “Vogliamo che l’Italia sia sempre più presente nell’Artico anche per cogliere le opportunità che si aprono per le nostre imprese in settori dall’elevato potenziale, come le infrastrutture, l’energia, la difesa, l’economia blu e la logistica, fino allo spazio e alla connettività” ha indicato nel suo saluto istituzionale il ministro degli esteri, Antonio Tajani.

E da Tokyo

La due giorni della SIOI ha fatto da trampolino di lancio anche per l’incontro tematico “Italy and Japan: Common Perspectives in the Arctic”, promosso dall’Istituto Idrografico della Marina, ospitato nelle scenografiche sale della Biblioteca storica di Palazzo Marina, lo scorso mercoledì 2 aprile. Il seminario, proposto su tre diversi panel e co-organizzato dalla Sasakawa Peace Foundation (SPF) e dalla SIOI, ha visto alternarsi autorità militari ed esperti nel campo della ricerca scientifica e geopolitica.

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Un momento dell’incontro a Palazzo Marina © Osservatorio Artico

La giornata ci ha visti impegnati nella persona di Leonardo Parigi, direttore di Osservatorio Artico, come moderatore di uno dei panel, e ha regalato numerosi spunti di riflessione alla platea. “Un Paese come il nostro deve avere un approccio onnicomprensivo verso l’Artico”, ha rimarcato l’Ambasciatore Pinna, “perché chiaramente sappiamo quanto delicata sia la situazione. Ciononostante, possiamo svolgere un ruolo anche di aiuto e supporto, e lo faremo ancora di più con la versione rinnovata della nostra strategia artica, che verrà presentata nei prossimi mesi”.

E per una condizione geopolitica di forte tensione, c’è anche spazio per nazioni che artiche non sono affatto. “Italia e Giappone sono Paesi ovviamente molto diversi, ma allo stesso tempo condividono una lunga esperienza di ricerca scientifica, approccio economico e diplomatico di grande supporto nella regione”, analizza Gunnar Rekvig, Program Director del dipartimento di coordinamento della fondazione nipponica. Possiamo ragionare su un nuovo livello di governance nell’Artico, anche perché la situazione lo richiede e perché l’Arctic Council, così com’è oggi, con 7 membri su 8 aderenti alla Nato, certamente non è più attuale”.

mappa groenlandia

“In questa particolare situazione, Giappone, Italia, ma anche India, Corea del Sud o Singapore possono portare grande beneficio alla causa della diplomazia, agendo su un contesto multilaterale”. “Il nostro tempo“, conclude il professore norvegese, “vede l’assoluta cancellazione del concetto di ‘Paesi neutrali’, e quindi possiamo e dobbiamo cercare nuove soluzioni che non portino a veri confronti tra le nazioni. Sposo la linea di Karl Popper, secondo cui ‘l’ottimismo è un dovere morale‘”.

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