Russia

“Artico, territorio di dialogo”. Il ritorno del forum artico internazionale

Il Forum Artico Internazionale russo torna dopo una lunga pausa a Murmansk, ma in un formato e con un messaggio notevolmente cambiati. L’evento su larga scala evidenzia chiaramente le priorità di Mosca e come gli altri paesi si inseriscono nell’Artico russo.

Il ritorno del forum a Murmansk

In tempi in cui era in voga la promozione dell’Artico come regione di “pace e cooperazione”, sono emerse diverse piattaforme di discussione. Queste spaziano dall’Arctic Frontiers in Norvegia all’Arctic Circle Assembly di Reykjavik, fino al Northern Forum di Yakutsk.

L’evento principale che la Russia organizza in questo senso è il forum L’Artico, territorio di dialogo, lanciato nel 2010. Tuttavia, dopo l’ultima edizione di San Pietroburgo, nel 2019, il format ha subito una lunga pausa, tornando a marzo di quest’anno a Murmansk.

Vivere a Nord! è lo slogan dell’edizione 2025

Lo slogan “Vivere a Nord” ha in gran parte definito la direzione dell’evento, non solo nel contesto della Russia, ma soprattutto per la regione di Murmansk, dove, su iniziativa del Governatore A. V. Čibis, si è svolto per la prima volta il Forum. Nonostante il formato “internazionale”, è importante sottolineare che la stragrande maggioranza delle sessioni si è concentrata su questioni interne. Tra i temi trattati, sono stati discussi nel dettaglio gli approvvigionamenti per il Nord (per garantire che i residenti di territori difficili da raggiungere ricevano beni essenziali), i programmi per attrarre personale da impiegare nelle regioni artiche della Federazione Russa, lo sviluppo degli insediamenti e l’estrazione di terre rare.

Il punto centrale di questa direzione è stato il proseguimento dello sviluppo dell’iniziativa “Artico e la Rotta Marittima Settentrionale”, pensata per promuovere un approccio integrato allo sviluppo della regione. Se questa iniziativa dovesse trasformarsi in un progetto nazionale, le diverse aree di sviluppo – come i centri minerari, le infrastrutture portuali, scientifiche e sociali lungo la Rotta Marittima Settentrionale – verrebbero unite in un unico blocco integrato, facilitando così l’attrazione degli investimenti.

Nell’ambito di questioni globali che dovrebbero riguardare principalmente gli scienziati di tutto il mondo, sono state presentate diverse sessioni sul controllo ambientale, come il monitoraggio del permafrost e la cooperazione tra lo Stato e il settore privato negli sforzi di conservazione ambientale nella regione. Inoltre, come da tradizione per le conferenze russe, sono stati approfonditi i problemi delle popolazioni indigene del Nord. La Russia introduce regolarmente programmi per sostenere le popolazioni indigene, sia per promuovere il loro benessere sia per preservare il loro stile di vita. Tuttavia, durante la tavola rotonda dedicata, è emerso che c’è ancora bisogno di approfondire la cooperazione tra lo Stato e le imprese, dove permangono alcune difficoltà.

Dov’è la presenza internazionale in un forum così “domestico”?

I fora precedenti nell’ambito del “territorio di dialogo” hanno tradizionalmente visto la partecipazione di importanti delegazioni di Paesi artici e “near-artici”. Considerando l’attuale clima internazionale teso e l’importanza che aveva rivestito l’edizione precedente, le aspettative non erano però particolarmente elevate. Tuttavia, l’inizio del dialogo tra Russia e Stati Uniti, così come la menzione dell’Artico nei negoziati internazionali a Riyad, dove erano presenti anche i rappresentanti del Ministero degli Esteri russo responsabili per l’Artico, hanno suscitato alcune speranze.

Tuttavia, non è avvenuto alcun miracolo: le delegazioni di esperti stranieri sono risultate molto ridotte. L’intero programma del Forum ha visto la partecipazione di soli sei esperti non russi. La sezione dedicata alla cooperazione internazionale è stata limitata a una sola discussione, con interventi di esperti provenienti da India, Australia e Cina, tutti però collegati tramite video. Inoltre, il Forum non ha visto la partecipazione dei principali esploratori artici dei paesi “amici”. Vale la pena notare che Morten Høglund, presidente del comitato degli alti funzionari del Consiglio Artico per la Norvegia, ha rivolto un saluto ai partecipanti alla sessione, ma lo ha fatto tramite un messaggio video preregistrato.

Una discussione separata sulla cooperazione umanitaria e lo sviluppo scientifico ha visto la partecipazione di un solo esperto straniero. Tuttavia, è importante sottolineare la componente “esterna” della Rotta Marittima del Nord: a una delle tavole rotonde hanno partecipato rappresentanti del Ministero degli Esteri, di Rosatom e della società cinese NewNew Shipping Line, concludendo un accordo di cooperazione multiforme siglato l’anno scorso.

In diverse riunioni, anche il direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, ha svolto un ruolo attivo. Recentemente nominato Rappresentante speciale del Presidente per la cooperazione economica e gli investimenti con i paesi stranieri, Dmitriev è una figura chiave nei negoziati con gli Stati Uniti. Nell’ambito della sessione “Economia delle generazioni future”, ha proposto l’idea di creare un fondo di investimento artico, sottolineando al contempo l’importanza di rafforzare le relazioni con gli Emirati Arabi Uniti. Al termine della discussione, Dmitriev ha ribadito che l’Artico rappresenta una “regione per lo sviluppo congiunto” e ha aggiunto che la Russia “vede opportunità di cooperazione anche con gli Stati Uniti”.

Vladimir Putin interviene al Forum di Murmansk.

Non più come prima

Il discorso di Putin, che ha concluso il Forum, in gran parte si è concentrato sullo sviluppo interno della Zona artica della Russia. Per il pubblico internazionale, il messaggio principale è stato chiaro: “La Russia non ha mai minacciato nessuno nell’Artico”. Putin ha sottolineato come i Paesi “occidentali” abbiano scelto la via del confronto, mentre Mosca rimane aperta alla cooperazione. In altre parole, l’Occidente collettivo sembrerebbe aver perso molto in questo ambito.

L’interesse dimostrato dagli esperti provenienti da Cina e India (sebbene senza grandi delegazioni al Forum) conferma il successo della strategia russa di rafforzare la cooperazione con i paesi BRICS, nonostante il perdurante “boicottaggio” di Mosca da parte dei “sette artici”. Inoltre, è importante contestualizzare il Forum all’interno di altre iniziative in corso: sono attualmente in atto consultazioni con la Cina e, una settimana prima dell’inizio dell’evento, si è svolta la prima conferenza Russo-indiana sul tema Artico.

Pertanto, l’orientamento verso l’interno ribadisce ancora una volta che la Russia è uno stato settentrionale e che i principi della politica artica sono da ricercarsi all’interno. Il Forum è riuscito a mettere in evidenza i punti di forza della Russia: il profondo coinvolgimento delle popolazioni indigene e l’analisi dettagliata delle iniziative ambientali. Sono emerse anche diverse aree di futuro investimento, tra cui l’ecologia e le infrastrutture. Tuttavia, il Forum non è riuscito a trovare un approccio efficace per coinvolgere la comunità internazionale ed è stato anche piagato da problemi organizzativi.

Roman Zhilin

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Roman Zhilin

Fondatore di un'organizzazione di giovani ricercatori "Arctic Community", coordinatore di eventi dedicati alla regione artica. Autore e redattore di blog in russo e inglese. Laureato in Relazioni Internazionali

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