IntervisteItalia Chiama Artico 2025

Le infiltrazioni criminali nell’Artico secondo Emanuela Somalvico

Foto © Anna Fantuzzi / Osservatorio Artico

Dall’intelligence alla cooperazione: Emanuela Somalvico racconta come l’Italia può contribuire alla stabilità dell’Artico.

Artico, materia d’intelligence

“La sfida dell’intelligence è sapere ciò che non si sa e agire prima che sia troppo tardi” scriveva Sherman Kent. Un principio che vale per le grandi strategie geopolitiche, ma ancor di più per le minacce che sfuggono ai radar dell’attenzione pubblica. 

Con la dottoressa Emanuela Somalvico, relatrice al nostro festival Italia chiama Artico, abbiamo approfondito il ruolo dell’intelligence nella previsione e nel contrasto di questi fenomeni prima che si trasformino in vere emergenze. In questo, il nostro Paese può fare molto.

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Emanuela Somalvico durante il panel “L’impatto del cambiamento sulla società” a Italia Chiama Artico 2025. Foto © Anna Fantuzzi / Osservatorio Artico

Emanuela Somalvico è fondatrice e direttrice dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico della Società Italiana di Intelligence (SOCINT). Nel 2024 ha pubblicato il volume “Prospettiva Artico. Nuove sfide per l’Intelligence”.

L’interesse dell’Italia per l’Artico risale (almeno) al 2013, anno in cui il nostro Paese è stato ammesso come osservatore nel Consiglio Artico. Il coinvolgimento dell’Italia in Artico, tuttavia, trascende anche i tradizionali meccanismi di governance e cooperazione pacifica nella regione. Quali sono, a suo avviso, le dimensioni del “nuovo Artico” in cui l’Italia può oggi fornire know-how di alto livello a servizio della legalità e della prevenzione del conflitto?

“Il nostro Paese può vantare una presenza in Artico di lunga data. Nel 2013 siamo diventati membro osservatore del Consiglio Artico garantendo, da quel momento, l’impegno dei ricercatori e scienziati italiani anche nei singoli gruppi di lavoro. Ma già nei secoli precedenti numerosi esploratori, antropologi e missionari hanno attraversato territori e mari polari, contribuendo con le loro esperienze a far conoscere la realtà dell’Artico anche in patria.”

“Oggi ci troviamo di fronte ad una regione in continua evoluzione, che rischia di divenire centrale in un ipotetico conflitto tra potenze per il potenziale economico, ma non solo. L’accessibilità a mari e territori polari rende l’Artico quindi estremamente attraente, contribuendo ad aumentare anche possibili implicazioni securitarie. Questo anche in termini di interessi criminali per le nuove prospettive di investimento”.

“Da qui, la necessità di una più estesa ed attenta attività di governance e di prevenzione nei confronti delle infiltrazioni criminali e del fenomeno della corruzione. Sono ambiti in cui i Paesi Artici, pur tutti firmatari della Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale (UNCTOC), non hanno maturato la nostra stessa esperienza. Sarebbe, a mio avviso, senz’altro auspicabile che il know-how raggiunto dall’Italia nei lunghi anni di contrasto alla criminalità organizzata venisse messo a servizio della collettività anche all’interno dei lavori del Consiglio Artico o comunque nell’ambito di organismi internazionali ad hoc.”

In un teatro così delicato e complesso come l’Artico, il lavoro dell’intelligence è quindi fondamentale per prevenire la nascita e la proliferazione di rischi, minacce e incomprensioni sia tradizionali che non. Quali sono, nello specifico, gli strumenti che l’intelligence offre in questo campo?

“Intelligence significa, in primis, saper leggere i segnali deboli e cogliere le interconnessioni tra elementi apparentemente non collegati, con l’obiettivo di fornire una adeguata comprensione della complessità della realtà. Il mondo artico, oggi estremamente mutevole, soggetto a cambiamenti repentini e proteso verso orizzonti in via di sviluppo, offre moltissimi spunti di lettura ed è per questo necessario saper interpretare con gli strumenti dell’intelligence le modifiche in atto, costruendo ipotetici scenari e rendere edotti i diversi attori coinvolti. Soprattutto per valutare quali conseguenze potrebbero concretizzarsi anche nella nostra realtà quotidiana.”

Quali sarebbero queste conseguenze? Che cosa dobbiamo “tenere d’occhio” oggi?

“Penso in particolare all’importanza di saper valutare con largo anticipo quali possano essere gli impatti sul commercio marittimo del mar Mediterraneo alla luce dello sviluppo infrastrutturale delle rotte artiche. In questo caso sarà fondamentale lo sviluppo di un approccio strategico che preveda differenti possibili scenari, anche in relazione alle complesse dinamiche internazionali che stanno delineando nuovi equilibri.”

“Come già detto, sarà inoltre fondamentale identificare le minacce provenienti da attori non statutali, come la criminalità organizzata internazionale, che ha interesse a posizionarsi sui mercati leciti ed illeciti del nuovo Artico. Ci sono poi i rischi derivanti dal possibile risveglio di virus e batteri: anche in questo caso l’intelligence ha gli strumenti adeguati per realizzare mappe concettuali, relative agli elementi in gioco.”

“Il nostro Osservatorio di Intelligence sull’Artico della Società Italiana Intelligence è nato proprio con l’esigenza di creare un bacino di esperti con differenti estrazioni ed interessi in ambito artico, per guardare alle dinamiche artiche secondo diverse prospettive e tracciare percorsi di ricerca e confronto il più possibile trasversali.”

L’intelligence prevede e consiglia, non solo in ambito securitario. Una più solida intelligence in riferimento al teatro artico può portare a concreti benefici anche in altri ambiti, per l’Italia e non solo?

“L’Artico, definito “necessità geopolitica” dall’Unione Europea sta divenendo sempre più centrale per tutti i Paesi europei. A mio parere è fondamentale che l’Italia ne conosca potenzialità e rischi, approfondendo le singole realtà artiche e aprendo possibili collaborazioni soprattutto per le nostre aziende, che potranno aumentare la loro presenza in molti ambiti alla luce della crescita infrastrutturale, dello sviluppo del settore energetico anche innovativo, come l’idrogeno o l’eolico offshore o quello, già operativo, del search & rescue. Ma anche in ambiti che in futuro vedranno sempre più sviluppo come l’agricoltura idroponica. Le eccellenti capacità innovative delle nostre aziende potrebbero trovare nel mondo artico nuovo slancio.”

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Foto © Anna Fantuzzi / Osservatorio Artico

Quali sono i principali passi compiuti in questi anni dall’Italia in questa direzione? Che cosa dobbiamo ancora fare?

“L’Italia ha dimostrato estrema attenzione al mondo artico con la volontà di divenire Membro Osservatore del Consiglio Artico, atto da cui è scaturita la strategia artica del 2014. Il nuovo panorama ci chiede un maggiore impegno, anche dal punto di vista operativo. Questo impegno lo stiamo dimostrando, ad esempio, con la presenza assidua delle nostre Forze Armate nelle esercitazioni in ambiente polare.”

“Ciò che è assolutamente necessario, a mio avviso, è l’acquisizione di una comune e condivisa consapevolezza sull’importanza strategica della regione artica anche dal punto di vista economico e dei possibili investimenti, nonché di una visione olistica delle attività da condurre in Artico. Anche in relazione alla ricerca scientifica. Sarebbe auspicabile la creazione di una Cabina di Regia che possa coordinare tutte le attività, fornendo al Sistema Paese una strada maestra ed una visione comune nell’approccio a questa regione del mondo… non più così remota”.

Agata Lavorio

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Agata Lavorio
the authorAgata Lavorio
Dopo il dottorato in Studi Politici presso l’Università degli Studi di Milano, ho continuato a portare avanti la mia ricerca su Artico, Stati Uniti e cambiamento climatico. Da sempre mi appassiono di Studi strategici e Geopolitica.

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